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Nuovi indici anticipatori della crisi d’impresa, obbligo costoso ma forse utile!

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha da poco elaborato indici di allerta per individuare eventuali segnali della crisi d’impresa.

Visto in ottica di ottimizzazione gestionale delle aziende possiamo dire che le imprese avranno uno strumento in più per prevenire e gestire le difficoltà di carattere economico e finanziario. La nuova normativa sulla crisi d’impresa ha introdotto, infatti, una procedura di allerta basata su un processo di valutazione continua della solidità delle aziende, delegando proprio al CNDCEC l’individuazione dei criteri più appropriati da utilizzare.

Come si calcolano e come devono essere utilizzati?

La nuova disciplina entrerà in vigore nel corso del 2020, tuttavia la complessità organizzativa imposta a moltissime SRL impone nuovi assetti organizzativi adeguati alla produzione di informazioni coerenti a tali obblighi.

Il legislatore nel definire lo “stato di crisi” parla di “difficoltà economico-finanziarie”. Le aziende non possono produrre flussi di cassa congrui e continui nel tempo se non producono risultati economici positivi. D’altra parte, la redditività delle aziende dipende anche dalla produzione e/o disponibilità di flussi di cassa sufficienti per alimentare sia il circolante che gli investimenti.

La nuova legge sulla crisi di impresa introduce un percorso di ricomposizione della crisi che ha come obiettivo ridurre il numero di insolvenze agendo in maniera PREVENTIVA. Il cardine di questa azione preventiva è il monitoraggio continuo tramite gli indici di bilancio.

La normativa impone la verifica continua dell’equilibrio economico finanziario per tutti i soggetti interessati dal suddetto decreto. In questa fase, la normativa introduce l’obbligo di adottare un sistema informativo capace di produrre tempestivamente informazioni sullo stato di salute delle imprese che in termini operativi comporta necessariamente una maggiore tempestività nella rilevazione contabile e nell’archiviazione/elaborazione di ulteriori informazioni necessarie per le suddette valutazioni.

Nello specifico, costituiscono strumenti di allerta (art. 12, c. 1, D.Lgs. n. 14/2019):

  1. l’adeguata struttura organizzativa rispetto alle esigenze informative;
  2. il sistema di indicatori necessario per valutare lo stato di salute delle imprese;
  3. gli obblighi di segnalazione.
crisi d'impresa

Indicatori della crisi

Costituiscono indicatori della crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività. Il meccanismo di indagine si basa su una sequenza gerarchica di sette parametri.

Il focus iniziale viene posto sul segno del patrimonio netto; qualora emerga infatti un segno negativo a causa di perdite di valore superiore alle altre poste di patrimonio netto, la crisi risulterebbe inevitabile in quanto pregiudicata la continuità aziendale. Il superamento di tale situazione richiede la ricapitalizzazione dell’impresa per un importo sufficiente a ricostituire almeno il minimo legale del capitale sociale.

Il DSCR

In presenza di un patrimonio netto positivo, il secondo indice da considerare è il Debt Service Coverage Ratio (DSCR) a 6 mesi, che viene calcolato come il rapporto tra i flussi di cassa liberi previsti nei 6 mesi successivi e l’ammontare dei debiti attesi da rimborsare nel medesimo periodo di tempo.

Un valore inferiore ad 1 è indicativo di uno stato di squilibrio; tanto più infatti tale indice assume un valore minore all’unità tanto più l’impresa avrà difficoltà a rimborsare i debiti a brevissimo termine. Valori superiori invece manifestano un equilibrio finanziario ed uno stato di solvibilità dell’azienda.

Le difficoltà nel calcolo del DSCR e/o la sua inadeguatezza nel fornire l’informazione sullo stato di salute delle imprese impongono al valutatore di proseguire l’indagine applicando i seguenti cinque indici proposti dal CNDCEC:

  1. Rapporto tra oneri finanziari e fatturato: è una misura della sostenibilità degli oneri finanziari. Tanto maggiore è il denominatore tanto minore risulta il peso della componente finanziaria sul conto economico. Indici complementari che integrano tale indagine sono il rapporto tra gli oneri finanziari e il risultato operativo ed il rapporto tra il cash flow e gli oneri finanziari da pagare entro i successivi sei mesi.
  2. Rapporto tra il patrimonio netto e l’ammontare complessivo dei debiti: esprime il rapporto di indebitamento, misurando l’adeguatezza patrimoniale dell’impresa. Tanto minore risulta il valore che emerge dal rapporto tanto più l’impresa risulta sottocapitalizzata ed indebitata.
  3. Rapporto tra il cash flow e il totale attivo: misura la cassa generata da ogni euro investito. Questo indice esprime una misura finanziaria del ROI (Return On Investment) se si utilizza il cash flow generato dalla gestione caratteristica.
  4. Rapporto tra attivo e passivo a breve termine: è una prima misura della condizione di liquidità dell’impresa. La logica alla base di tale indice è la contrapposizione tra gli asset che si trasformeranno in cassa entro i futuri dodici mesi e le passività da estinguere nel medesimo orizzonte temporale.
  5. Rapporto tra la somma dei debiti tributari e quelli previdenziali e il totale attivo: misura il livello di indebitamento verso l’Agenzia delle Entrate e l’INPS. Tale rapporto assume rilievo soprattutto per effetto della previsione normativa circa la segnalazione di crisi che può essere effettuata dall’Agenzia delle entrate, dall’INPS e dall’Agente della riscossione.

Gli obiettivi della normativa

In conclusione, la necessità di determinare periodicamente gli indici illustrati impone alle imprese di adeguare il proprio sistema informativo al fine di raccogliere tempestivamente i dati necessari. L’aggiornamento della contabilità ordinaria rappresenta l’aspetto centrale dell’adeguato assetto organizzativo, ma non l’unico.

La gestione dello scadenziario può supportare in modo essenziale la definizione dei debiti da pagare, dei crediti da incassare e la loro classificazione in funzione delle scadenze. Tale informazione supporta la valutazione dell’equilibrio finanziario prospettico di breve periodo.

La normativa sulla crisi d’impresa mira a creare un comportamento preventivo virtuoso delle imprese per evitare segnalazioni di crisi. Tuttavia, l’impostazione tecnica che tale normativa introduce avrà necessariamente anche un ulteriore effetto positivo, ossia lo stimolare una visione più ampia circa l’utilità delle informazioni economico-finanziarie. In particolare, si ritiene che da un lato si accorceranno i tempi di aggiornamento nella tenuta della contabilità e, dall’altro, si struttureranno i dati affinché sia possibile estrapolare informazioni sui flussi di cassa in modo più agevole e soprattutto veloce.

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